Erano ere :D

mi voglio collegare all’ultimo post di Laura per dire la mia: penso che i blogger che ci leggono ed i compagni di forum siano delle ottime visite, qualcosa che crea da un blog una piccola comunità, cosa che qualsiasi blog che ti lasci inserire un commento vuole anche essere.

La prendo un pò larga: la prima cosa che dobbiamo fare per essere letti è quella di scrivere qualcosa, e riconosco che per quanto sto scrivendo io ultimamente ho più pagine visitate di quelle che mi merito. Un’ altra è quella di usare gli aggregatori di feed, cosa che io ancora non faccio, per pigrizia. Un’ altra cosa che ancora non so usare è il “social bookmarking” , ancora non non lo capisco.

La cosa che però credo sia la più importante, per andare veramente in mondovisione, è quella di scrivere qualche post anche in inglese. Non ho nessun dato numerico alla mano ma il traffico in italiano è una frazione del traffico in inglese, di questo ne sono sicuro. Io l’ inglese lo so “più o meno” , ma come me penso una marea di persone l’ inglese lo sa “più o meno”, in Giappone, in Corea, in Danimarca, dove ci pare a noi in qualsiasi nazione non anglofona. Poi se uno l’ inglese non lo sa per niente si fa dare una mano da un traduttore automatico (babelfish). Sono convinto che peggio che scrivere male una cosa è il non scriverla affatto, va bene anche così, dopotutto siamo amatori :D . Oppure possiamo continuare a raccontarcela fra di noi, ed anche così va bene. Ma internet è una casa grandissima e noi usiamo una sola stanza…..

The psychedelic sound of the 13th floor elevators

 

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13th Floor Elevators

Pubblicato nel 1966

Etichetta: Collectables

Provenienza: Stati Uniti

 

Track List: 1. You’re gonna miss me 2. Roller Coaster 3. Splash 1 (now I’m home) 4. Reverberation (doubt) 5. Don’t fall down 6. Fire engine 7. Thru the rhythm 8. You don’t know (how young you are) 9. Kingdom of Heaven 10. Monkey Island 11. Tried to hide

The psychedelic sound of 13th floor elevators secondo me è una pietra miliare della musica moderna, anche se sconociuto alla maggior parte delle persone. Io ne sono venuto a conoscenza dal film “Alta Fedeltà”, con la traccia “You’re gonna miss me”, A quanto ne so io questo è il primo album di rock psichedelico mai uscito, un punto di partenza per un genere che è stato sviluppato ulteriormente e migliorato dai Jefferson Airplane e dai Byrds, tecnicamente più dotati, e credo che quelli di voi a cui piacciono questi gruppi ameranno i 13th floor elevators.

La loro tecnica non impressiona, ma la freschezza di questo album colpisce ancora oggi, a più di 40 anni dalla sua uscita, praticamente i 13th floor elevator hanno il genio della semplicità e dell’ immediatezza. “The psychedelic sound of 13th floor elevators” è un album notevole, pieno di idee nuove, praticamente una fonte da cui tutti gli “psichedelici” hanno attinto, credo che anche i Beatles ed i Pink Floyd abbiano sentito il lavoro di questa band americana, sono i due nomi più “grossi” che mi vengono in mente. Pezzi come “Fire Engine”, “Monkey Island”, “Splash 1″, “Reverberation”, credo che siano state ascoltate bene, incorporate e rielaborate (non plagiate, attenzione) anche da musicisti europei quasi contemporanei a loro “The psychedelic sound of 13th floor elevators” credo che sia uno fra gli album di musica rock che sia invecchiato meglio, tutte le tracce del disco sono godibilissime, più fresche e croccanti ed originali di tantissima musica che è uscita anche decenni dopo questo album. Anche la copertina è veramente azzeccata e di tendenza :) .Secondo me questo album è misconosciuto e sottostimato.

Coevi dei Velvet Underground, come testi sono più “ariosi”, musicalmente sono abbastanza simili (non uguali, nei testi i Velvet Underground sono molto più crudi, iperrealistici, la base del punk, mentre i 13th floor elevators sono più poetici, più fantasiosi, più “psichedelici”. Il loro sound in comune ha un suonatore di strumenti “strani”, nel caso dei Velvet Underground John Cale con la sua viola elettrica, mentre i 13th floor elevators hanno Tommy Hall con la sua brocca elettrica) questi due gruppi hanno in comune la paternità del “garage rock” e l’ essere stati imitati dal maggior numero di gruppi in tutta la musica da 40 anni fino ai giorni nostri.

Texani , i 13th floor elevators sono stati fondati dal Tommy Hall e da sua moglie Clementine. Il loro nome deriva da una superstizione americana che nei palazzi non fa fermare gli ascensori al tredicesimo piano, una sfida alla sorte che non ha portato loro fortuna. Infatti hanno avuto una carriera breve, molte fregature, il loro cantante (Roky Erickson) finito due volte in manicomio, sono stati decisamente sfigati.

I miei pezzi preferiti: Splash 1, Kingdom of Heaven, You’re gonna miss me

Il mio voto : 8 su 10

una ottima pagina in inglese sui 13th floor elevators (in italiano non ho trovato niente del genere :D )

 

hai un sito musicale?

 

 

brutte notizie per noi musicofili:

Il Copyright Royalty Board ha aumentato il costo delle royalties dal 300 al 1200% a partire da luglio 2007 (questo luglio), retroattivo a gennaio 2006 per il net-casting Retroattivo significa che chi vuole continuare a trasmettere deve pagare un minimo di 500 dollari per essere in regola. Tanta gente “casta”, trasmette , pagando dischi e royalties di tasca propria, da casa, ma passando la musica che più gli piace, non quella dello stronzo di turno. Direte “e a me che me ne frega?”

A me un pochino invece si: ci sono nella rete dei “caster”, radioamatori di internet che passano della musica che altrimenti, perchè non è più di moda, perchè è strana, perchè non è LA PARANZA E CAZZO, ADESSO DOBBIAMO SENTIRE QUELLA; questa gente qui, piccola e amante della musica ma senza abbastanza soldi per far ascoltare la musica a quelli come me e come un sacco di altra gente che la paranza NON la vogliono ascoltare, che passava la musica pagando di tasca propria verrà messa a tacere, perchè io credo che questa legge passerà, sono pessimista. I grandi resteranno, ma credo saranno limati un bel pò e si piegheranno alle grandi etichette, così che diventeranno una copia delle radio che sentiamo alla radio. Qualche speranza con il satellite, ma anche loro, nel reparto “musica anni 60 e 70″ sono propensi a trasmettere roba trita e ritrita

sono proprio incazzato :(

http://www.msnbc.msn.com/id/18384667/site/newsweek/#storyContinued

qualcosina da leggere…

www.savenetradio.org

qualcosina da fare (anche se credo che non servirà a niente)

Da un post sul blog di Laura ho trovato un link a questo blog dal titolo piuttosto tronfio e supponente, sono andato a vederlo e sono rimasto molto piacevolmente sorpreso: non solo non da istruzioni sull’ uso della vita, ma ha una scrittura veramente divertente, se volete passare un pò del vostro tempo in una piacevole lettura :D

www.lavitaistruzioniperluso.com

grande Macubu, mi hai dato un pò di allegria e mi ci voleva proprio ;)

The kick inside

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Kate Bush

Pubblicato nel 1978

Etichetta: EMI

Provenienza: Gran Bretagna

Track List: 1. Moving 2. Saxophone song 3. Strange phenomena 4. Kite 5. The man with the child in his eyes 6. Wuthering heights 7. James and the cold gun 8. Feel it 9. How to be in love 10. L’ amour looks something like you 11. Them heavy people 12. Room for the life 13. The kick inside

 

Gia ad un titolo a questa maniera bisognerebbe dare 9. “The kick inside” è il primo album con cui David Gilmour ha presentato Kate Bush al mondo. Kate è entrata in studio diciannovenne, ma ha iniziato a comporre dal 1971. Pensate, “Saxophone song” è stata composta da una bimba di 13 anni :) . Anche il successone del disco, “Wuthering Heights” denota un mestiere, una furberia nel comporre un pezzo che piace sia ai musicofili assatanati, per i suoi funambolismi vocali, sia per il ritornello da “fischiettatori” che in una giovanissima pare incredibile. Kate Bush è un’ altra artista di una meravigliosa unicità, dalla voce inconfondibile. Il genere di questo disco non lo saprei dire, passa dal folk al rock al prog tutto nello stesso disco, Kate Bush salta leggiadramente di palo in frasca, sia dal punto di vista musicale che da quello lirico. Anche se a tratti è un disco “leggero” bisogna ricordarsi che Kate Bush ha iniziato giovane, ed ad una artista a questo modo (molto carina fra le altre cose, come si vede anche dalla copertina che vi ho mandato, questo album è uscito con almeno tre copertine). Vocalmente canta altissimo, ed ha delle strutture musicali a volte veramente complesse. Nell’ attacco delle mie due tracce preferite (Saxophone song e The man with the child in his eyes) ricorda la struttura melodica di Joni Mitchell, ma lei ricorda Kate Bush. Oltre alla voce ha una mimica, sia del corpo che facciale stupenda ed una grazia da angela e diavola nello stesso tempo. Poi a me quella Kate lì piaceva anche quando stava zitta :D

I miei pezzi preferiti: Saxophone song, The man with the child in his eyes, The kick inside

Il mio voto: 7,5 su 10

 

Una chicca per i fan di Kate

www.dongrays.com/kate-bush/mp3/

la qualità non è ottima, ma spero che vi piacerà

il video di “Wuthering heights” poi ditemi se non è carinissima oltre che brava

hai un sito musicale?

Siccome mi dispiace segare i commenti di chi non commenta, ma nello stesso tempo mi piace la musica (perchè, non l’ avevate capito :P ?), se avete un sito musicale, siete una band, un cantautore, un musicista o un musicofilo e volete lasciare il link al vostro sito o blog musicale io sarò felicissimo di approvare questi commenti.

L’ ultimo che mi è arrivato è questo : http://xoomer.virgilio.it/i_giardini_sospesi

mi ha anche non-commentato un Alan cantautore (no, non era Alan Parsons, e neanche Alan Sorrenti, se no lo avrei mandato sapete voi dove) appena lo ritrovo aggiungo anche il suo link

Spammate pure senza ritegno (se spammate di musica :D )

Solitude standing

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Suzanne Vega

Pubblicato nel 1987

Etichetta: A&M

Provenienza: Stati Uniti

Track List: 1. Tom’s Diner 2. Luka 3. Ironbound/Fancy poutry 4. In the eye 5. Night vision 6. Calypso 7. Language 8. Gypsy 9. Wooden horse 10. Tom’s Diner (instr.)

“Solitude standing” è il secondo album di Suzanne Vega. Con un “piglio” decisamente più pop del suo primo album, ma in “Solitude standing” Suzanne si racconta in maniera meno velata che nel suo primo album. Mi spiego meglio: Suzanne Vega è nata in California ma si è trasferita a New York con la madre ed il patrigno (Ed Vega, portoricano) a due anni e mezzo, è cresciuta ad Harlem. In “Luka”, brano con un vestito da canzonetta, racconta di un bambino maltrattato. Io non conosco l’ infanzia di Suzanne, non potrei dire che sia lei la creatura della canzone ma posso comunque dire che è cresciuta in un ambiente urbano degradato (e quindi anche umanamente degradante), ma pare conoscere i sentimenti di questo bambino veramente bene, un’ altra traccia è “Ironbound/Fancy poultry” dove dipinge coloro, specialmente le donne, che in questo degrado vivono, entrambe queste tracce sono canzoni scritte con un grande cuore. In questo album c’è anche probabilmente il suo peggior lavoro, “Tom’s Diner”, in due versioni (anche una sola per me era troppo :P ). La prima versione è solamente vocale. La voce di Suzanne Vega è un sussurro, secondo me non si presta ad exploit di questo tipo, e poi a me Tom’s Diner farebbe ca.. (ehm) non piacerebbe neanche cantata da Maria Callas, non contenta ne ha messo anche una versione strumentale alla fine dell’album, si vede che a lei questo brano è piaciuto molto (de gustibus :D ). Anche “In the eye” penso sia stato qualcosa che è stato usato per riempire il disco, non emoziona ma neanche disturba. “Night vision”, una libera traduzione da una poesia di Paul Eluard (Juan Gris) invece secondo me è la sua canzone più bella, sia nella forma che nel contenuto. Un’ altra canzone particolare di questo album è “Gypsy”, una canzone d’ amore molto solare che si differenzia dalla produzione di Suzanne Vega che è piuttosto “dark”, anche quando non sembrerebbe (vedi “Luka”). “Solitude standing” è un disco musicalmente più leggero del primo, ma dai contorni molto più definiti, io lo considero di pari valore, e lo ascolto molto volentieri

I miei pezzi preferiti: Night Vision, Luka.

Il mio voto: 7 su 10

Sito quasi ufficiale:

www.vega.net

 

leggi anche (se vuoi :D )

Suzanne Vega, omonimo

P.S. importante. Io credo che Ed Vega, patrigno di Suzanne, portoricano e scrittore abbia fatto con la sua figliastra un grande lavoro, gli abbia dato l’ amore per la scrittura, Suzanne ha infatti una scrittura bellissima oltre che una grande sensibilità. Penso che chi cresce in posti degradati o diventa cinico e freddo, o si autodistrugge, o diventa un “guappo con la pistola” oppure diventa un’ anima nobile, indifferentemente dallo “status” che riesce a raggiungere, ma “normale” , “equilibrato”, non ci rimane. Non era per dire che i portoricani molestano le figliole. Non ce l’ ho con i portoricani, soltanto con i francesi :D

hai un sito musicale? 

 

Nessuno di voi sà qualcosa? Dal mio editor sono spariti un sacco di comandi, nella modalità “visual”, non ce la faccio a linkare niente, per sentirvi la canzone dell’ ultimo post dovrete copiare l’ indirizzo a mano, scusatemi :P .

mimosa.jpgun rametto di mimosa, una canzone e i miei auguri a tutte le donne che conosco ed anche a quelle che non conosco

http://www.youtube.com/watch?v=PaLfDnShEn0

4 way street

4_way_street.jpg

 

 

Crosby, Stills, Nash & Young

 

Pubblicato nel 1971

 

Etichetta: Atlantic

 

Provenienza: Stati Uniti, Canada

 

Album Live (Fillmore East, New York, 2-7 giugno 1970, Chicago Auditorium, Chicago, 5 luglio 1970, The Forum, Los Angeles, 26-28 giugno 1970)

 

Track List: 1. Judy blue eyes (coda) 2. On the way home 3. Teach your children 4. Triad 5. The lee shore 6. Chicago 7. Right between the eyes 8. Don’t let it bring you down 9. 49 bye-byes/America’s chldren 10. Love the one you’re with 11. Pre road downs 12. Long time gone 13. Southern man 14. Ohio 15. Carry on 16. Find the cost of freedom

 

“4 cross roads” è un doppio album dal vivo di quattro grandi artisti, un album che io amo particolarmente. Questi quattro sono David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young. Due di loro (David Crosby e Neil Young) sono dei personaggi molto ostici, ed ai tempi dell’ uscita di “4 way street” i rapporti fra loro erano molto tesi. Malgrado questo l’ album non accusa questa conflittualità, sembra anzi armonioso, senza nessuno dei quattro che prenda il sopravvento sugli altri, fatto insomma con grande mestiere. Per me questo live è un classico della musica americana, bello dalla prima all’ ultima canzone, cantato da quattro grandi artisti nel loro periodo più di grazia. Io personalmente preferisco il primo dei due dischi, quello più “minimalista”, più acustico, ed invidio questi signori che incantavano le platee solo con il suono delle chitarre o di un piano, ma mi piace molto anche quello con il gruppo, anche se lo trovo con le emozioni un pochino più diluite. Per me un live intramontabile, che ho ascoltato tante e tante volte, e che spero di continuare ad ascoltare ancora a lungo (una toccatina :D )

I miei pezzi preferiti: qui, ragazzi e ragazze mi è difficile scegliere: Don’ t let it brings you down, The lee shore , Triad, Right between the eyes, due pezzi di vinile meravigliosi. Non ho mai sentito purtroppo la versione su doppio cd, ma penso che sia qualcosa che allunga il piacere di questo ascolto di una mezz’ora

“The lee shore”, peccato che manchi il video

Il mio voto: 8 su 10

Sito ufficiale, anche da qui potete ascoltare del buon audio

www.csny.com

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