Zarathustra
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Museo Rosenbach
pubblicato nel 1973
Etichetta: Ricordi
Provenienza: Italia
track list: 1. Zarathustra (I. L’ultimo uomo II. Il re di ieri III. Al di la del bene e del male IV. Superuomo V. Il tempio delle clessidre) 2. Degli uomini 3. Della natura 4. Dell’eterno ritorno
Il Museo Rosenbach è uno dei gruppi italiani dal destino più ingrato. A causa del titolo “Zarathustra”, del nome “Rosenbach” ed ancora di più per l’artwork della copertina dell’ album, che comprendeva fra il suo collage anche il busto di Mussolini, per quanto siano stati accolti favorevolmente dalla critica non lo sono stati dal pubblico, bollati come fascisti, quindi si sono sciolti dopo il primo album, per ricomporsi soltanto una trentina di anni dopo.
Da parte mia, che sono di sinistra e non me ne vergogno, uno può (anzi, deve) essere di destra e non vergognarsene, in “Zarathustra” questa apologia di reato non l’ ho percepita ( il “Concerto delle menti” dei Pholas Dactylus mi sembra molto più criptonazista di “Zarathustra”, ed una apologia di reato l’ ho percepita fortemente in “Storia di un impiegato” di Fabrizio de André)
Veniamo al disco in questione: il Museo Rosenbach è un gruppo progressive ma con un “piglio” hard-rock accentuato, una voce grintosa ed una batteria trascinante, “Zarathustra” ha molti cambi di tempo, dall’ onirico al molto mosso, e specialmente nelle parti musicali più tirate per me sembra dare il meglio, il “concept” mi sembra fra i più solidi e coerenti, la struttura stessa dell’ album sembra quella della classica sinfonia, infatti l’ unico appunto che faccio a questo disco (un onesto parere) è che sarebbe stata veramente una sinfonia rock in quattro movimenti se avessero fatto un album doppio, con un brano per ogni facciata, non mi pare che gli sarebbe mancato il materiale o la capacità tecnica.
I miei pezzi preferiti: “Il re di ieri” per la parte tranquilla “Della natura” nell’ insieme ma essendo “Zarathustra” un concept-album va ascoltato tutto. Bel disco davvero
il mio voto: 8 su 10
Sito ufficiale del Museo Rosenbach, da cui potrete ascoltare qualche frammento: www.museo.it
credit grafico: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=5328
Video de “Il tempio delle clessidre“
Settembre 8, 2007 at 12:12 pm
Apologia di altri reati, quella di De Andre’…
Ciao, Laura
Settembre 9, 2007 at 10:34 am
Ciao Laura
Per me con quei testi, vedi “il bombarolo” o “sogno numero due” (ma tranne che in “verranno a chiederti del nostro amore” tutto il disco pare scusare l’omicidio) ed in quel periodo (1973) usare quella retorica era come giocare con i fiammiferi in un distributore di benzina. Penso che qualche “mente debole” con quel disco sia anche diventata brigatista
Nella protesta vedo molto meglio Martin Luther King di quanto non veda Malcolm X, tutti e due negri, tutti e due di sinistra, tutti e due morti ammazzati
No, “Storia di un impiegato” non mi piace
Gennaio 2, 2008 at 3:37 pm
premesso che ho letto questo post cercando informazioni su zarahatustra dei museo rosenbach (disco che spero di riuscire a sentire al più presto) non posso fare a meno di scrivere qualcosa su quello che hai scritto a proposito di “storia di un’impiegato”.
“Penso che qualche mente debole” con quel disco sia anche diventata brigatista” dici, più che mente debole uno così secondo me il disco lo ha capito al contrario se diventa brigatista…inoltre uno (vista la soggettività dell’individuo) potrebbe decidere di diventare brigatista anche guardando la pubblicità dei pannolini pampers. Quindi accusare il disco (magnifico tra l’altro) di apologia di reato mi sembra veramente troppo!! Fermo restando inoltre la totale idiozia e inutilità dei cosiddetti reati d’opinione.
Gennaio 3, 2008 at 11:52 am
Ciao Paroledinotte
Per me la parola scritta detta e cantata è come un coltello, un martello e un sasso. Dipende tutto dall’ uso che ne fai.
Visto che Fabrizio de André scriveva piuttosto bene in questo caso il coltello mi sembra più affilato ed il sasso più grosso, perchè “Storia di un impiegato” è scritto parecchio bene.
Peccato che il cattivo a cui riferisce il disco è sorretto da migliaia di omini con il cappello in una mano ed una busta od un voto nell’ altra, pronti a farsi raccomandare o a chiedere favori a cui non hanno diritto, perché secondo me (anche secondo Fabrizio, ma in “Storia di un impiegato” non l’ ho percepito) il vero cattivo sono loro.
Riguardo ai reati di opinione io mi vedo degli omini (sono gli stessi di cui ho scritto più sopra, paroledinotte) vestiti da Beati Paoli o da fantasmi ad accendere croci ed a vessare quelli più neri di loro, e l’ istigazione a delinquere la vedo una pratica diffusa e non punita, da quando mi ricordo.
Se riportare giustizia ed equilibrio fosse stato così facile a quest’ ora il mondo, tutto il mondo, sarebbe da molto tempo un paradiso dove ognuno fa il suo lavoro.
Tutte queste non sono che le mie opinioni ed io ti ringrazio per il tuo commento e la tua considerazione e ti auguro un 2008 splendido
Gennaio 4, 2008 at 12:53 am
scusami ma non ci ho capito molto di quello che hai scritto..
per il riferimento al Ku Klux Klan direi che si tratta di ben altro che reati d’opinione, si parla di omicidi e violenza varie
Gennaio 4, 2008 at 4:31 am
che si inizia sempre con le parole e si finisce sempre con i casini, che il Ku Klux Klan era una cosa anche politica (con le parole dietro intendo)
A me piace De André, tantissimo, però anche lui era una persona ed essendo noi persone ogni tanto ci capita di sbagliare.
Per quello che mi riguarda “Storia di un impiegato” lo vedo come “I dolori del giovane Werther”, uno sbaglio di un artista, qualcosa che va a ricoprire di poesia e di “eroismo” due protagonisti che fondamentalmente sono degli sfigati, non certamente figure da imitare.
Se vuoi ascoltare “Tutti morimmo a stento”, ascoltarlo insieme a “Storia di un impiegato” magari mi dici che ne pensi, sono stati scritti tutti e due dallo stesso uomo
Per me ammazzare per delle idee è immorale.
Gennaio 6, 2008 at 10:45 pm
l’ho già sentito tutti morimmo a stento..
storia di un’impiegato è un concept che racconta una storia, se guardo guerre stellari poi (solitamente) riesco a controllare l’impulso di comportarmi come luke skywalker.
detto questo continuo a non capire come il disco possa provocare risposte come “Per me ammazzare per delle idee è immorale.”