Settembre 2007


Bay of Kings

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Steve Hackett

 

Pubblicato nel 1983

 

Etichetta: Chrysalis

 

Provenienza: Gran Bretagna

 

Track List: 1. Bay of Kings 2. The journey 3 .Kim 4. Marigold 5. St. Elmo’s Fire 6. Petropolis 7. Second chance  8. Cast adrift 9. Horizons 10. Black light 11. The barren land 12. Calmaria

 

Bay of Kings è principalmente un disco di chitarra classica, completamente strumentale la presenza degli altri strumenti (flauto, con il fratello John e tastiere con Nick Magnus) restano di uso marginale, con una copertina bellissima (disegnata da sua moglie, Kim Poor).  Bay of Kings non mostra traccia dello Steve Hackett chitarrista rock. Comunque del progressive resta la sperimentazione sul suono, a volte riuscita (come in “Marigold”,  chitarra acustica sola, “effettata” come una chitarra a 12 corde, unico brano “gioioso” del disco) ed a volte no (“Horizons” suonata con la chitarra elettrica secondo me è il pezzo più brutto di tutto il disco) Gli altri pezzi vanno dal dolce al “dark”, ma tutto Bay of Kings resta un disco calmo, molto “classico” , molto “armonico”.

 

L’ unico difetto che oso trovare in Bay of Kings è che Steve Hackett ha osato poco, rispetto a quello che ci ha fatto sentire anche con i Genesis ma ha l’ eclettismo  di uno strumentista che può suonare praticamente tutti i generi che vuole, ed a parte l’ unico neo di “Horizons” è quasi sempre un bel disco, a tratti anche emozionante. Un ascolto consigliato :)

 

 

I miei pezzi preferiti: Bay of Kings, Marigold

 

Il mio voto: 7,5 su 10

 

La pagina di un fan italiano, se volete provare a suonare ci sono anche le tablature per chitarra:

 

http://digilander.libero.it/hackettsteve/ 

 

Video di Horizons 

 

Credit grafico: http://www.planetmellotron.com/

Io sono nato libero

 

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Banco del Mutuo Soccorso

Pubblicato nel 1973

 

Etichetta: Ricordi

 

Provenienza: Italia

 

Track List: 1. Canto nomade di un prigioniero politico 2. Non mi rompete 3. La città sottile 4. Dopo….. niente è più lo stesso 5. Traccia II

“Io sono nato libero” è il terzo album del Banco del Mutuo Soccorso, che insieme a “Darwin” divide il mio cuore. Si può dire che con “Darwin” divide il Concept solido (anche se quello di Darwin secondo me è superiore, meno “trito), la grande musicalità (forse migliore di quella di Darwin) e se Dio vuole una registrazione come si deve. Anche per quanto riguarda la poesia lo trovo un album scritto benissimo.

Concept album politico, testi di grande poesia e musica di grandissimo pregio e maturità, uscito in un anno magico per la musica moderna. Quanti dischi belli sono usciti in quell’ anno, in Italia e nel mondo, il progressive allora era al suo massimo splendore (che dire poi dei cantautori?)…… mi quasi commuovo. Ritorniamo al Banco. In questo album abbiamo l’ ingresso nel Banco di Rodolfo Maltese, polistrumentista e chitarrista sopraffino, anche se in “Io sono nato libero” è creditato solo come “turnista” in questo album ha dato un tocco ulteriore di qualità musicale. Un disco emozionante

 

I miei pezzi preferiti: Non mi rompete, Traccia II (ottimo strumentale)

Il mio voto 8 su 10

Il Banco su MySpace: profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=78406286

Leggi anche (se ti va):

Darwin, Banco del Mutuo Soccorso

Banco del Mutuo Soccorso (album omonimo)

 

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Zarathustra

 

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Museo Rosenbach

pubblicato nel 1973

 

Etichetta: Ricordi

 

Provenienza: Italia

 

track list: 1. Zarathustra (I. L’ultimo uomo II. Il re di ieri III. Al di la del bene e del male IV. Superuomo V. Il tempio delle clessidre) 2. Degli uomini 3. Della natura 4. Dell’eterno ritorno

Il Museo Rosenbach è uno dei gruppi italiani dal destino più ingrato. A causa del titolo “Zarathustra”, del nome “Rosenbach” ed ancora di più per l’artwork della copertina dell’ album, che comprendeva fra il suo collage anche il busto di Mussolini, per quanto siano stati accolti favorevolmente dalla critica non lo sono stati dal pubblico, bollati come fascisti, quindi si sono sciolti dopo il primo album, per ricomporsi soltanto una trentina di anni dopo.

Da parte mia, che sono di sinistra e non me ne vergogno, uno può (anzi, deve) essere di destra e non vergognarsene, in “Zarathustra” questa apologia di reato non l’ ho percepita ( il “Concerto delle menti” dei Pholas Dactylus mi sembra molto più criptonazista di “Zarathustra”, ed una apologia di reato l’ ho percepita fortemente in “Storia di un impiegato” di Fabrizio de André)

Veniamo al disco in questione: il Museo Rosenbach è un gruppo progressive ma con un “piglio” hard-rock accentuato, una voce grintosa ed una batteria trascinante, “Zarathustra” ha molti cambi di tempo, dall’ onirico al molto mosso, e specialmente nelle parti musicali più tirate per me sembra dare il meglio, il “concept” mi sembra fra i più solidi e coerenti, la struttura stessa dell’ album sembra quella della classica sinfonia, infatti l’ unico appunto che faccio a questo disco (un onesto parere) è che sarebbe stata veramente una sinfonia rock in quattro movimenti se avessero fatto un album doppio, con un brano per ogni facciata, non mi pare che gli sarebbe mancato il materiale o la capacità tecnica.

I miei pezzi preferiti: “Il re di ieri” per la parte tranquilla “Della natura” nell’ insieme ma essendo “Zarathustra” un concept-album va ascoltato tutto. Bel disco davvero

il mio voto: 8 su 10

 

 

Sito ufficiale del Museo Rosenbach, da cui potrete ascoltare qualche frammento: www.museo.it

credit grafico: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=5328

Video de “Il tempio delle clessidre

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Premetto che non mi piace fare lo sciacallo, non mi piace per niente, ma da musicofilo quale sono devo fare anche io le condoglianze alla musica per la scomparsa di una delle voci più belle che io abbia mai sentito, pur non essendo un conoscitore di musica lirica

Addio Maestro

Principe di un giorno

 

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Celeste

Pubblicato nel 1976

 

Etichetta: Grog

 

Provenienza: Italia

 

Track List: 1. Principe di un giorno 2. Favole antiche 3. Eftus 4. Giochi nella notte 5. La grande isola 6. La danza del fato 7. L’imbroglio

 

“Principe di un giorno” è il primo dei tre album dei Celeste. Questo album è stato composto nel 1973, registrato nel 1974 e pubblicato nel 1976 ( gli altri due hanno avuto peripezie pressochè identiche).

 

Album dal sound molto delicato, non ci sono mai “tirate” strumentali dall’ inizio alla fine del disco, un’ atmosfera tranquilla che se non fosse per la presenza del mellotron (suonato benissimo tra le altre cose) ricorda sia nella lirica che nell’ impostazione musicale Angelo Branduardi, oppure i King Crimson e la PFM nelle loro performance più morbide, questo orientativamente perchè i Celeste hanno una loro identità ed un loro gusto, non si può dire che siano “cloni”. Un’ altra cosa che impressiona favorevolmente è la sezione fiati (flauti più che altro, ma anche sax soprano) molto curata ed importante in questo album. Da parte mia è un ascolto molto gradevole, quando uno ha voglia di rilassarsi, di guardare la pioggia dalla finestra, di non fare niente in particolare, ugualmente piacevole sia nell’ ascolto distratto che nell’ ascolto attento.

 

“Principe di un giorno” è un (altro) album italiano caduto nel dimenticatoio, e colgo inoltre l’ occasione per ricordare che uno dei membri dei Celeste (Ciro Perrino) è co-fondatore della Mellow Records, etichetta “prog” con un ottimo catalogo sia per le ripubblicazioni (sono quelli che hanno ripubblicato “Le stelle di Mario Schifano”, uno dei dischi più rari e costosi che sono usciti in Italia ) che per i nuovi gruppi.

 

I miei pezzi preferiti : Principe di un giorno, La danza del fato, comunque mi piace tutto l’ album :)

 

Il mio voto: 7,4 su 10

 

Le mie note: Ripubblicato dalla Vynil Magic

credit grafico: www.progarchives.com (da questo link potrete anche ascoltare “Principe di un giorno”)

 

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