Ottobre 2006


 

The piper at the gates of dawn

 

the_piper_at_the_gates_of_dawn.jpg

Pink Floyd

Pubblicato nel: 1967

 

Etichetta: Columbia

 

Provenienza : Gran Bretagna

 

Track List: 1. Astronomy Domine 2. Lucifer Sam 3. Matilda Mother 4. Flaming 5. Pow R. Toc H. 6. Take Up Thy Stethoscope And Walk 7. Interstellar Overdrive 8. The Gnome 9. Chapter 24 10. Scarecrow 11. Bike

“The piper at the gates of dawn” è il primo album dei Pink Floyd, e tranne che in “Take up thy stethoscope and walk” composta da Roger Waters vede all’ opera un Syd Barrett veramente vulcanico, compositore di tutti i brani dell’ album, anche se in “Pow R Toc H” e in “Interstellar Overdrive” partecipa alla composizione tutta la band. “The piper at the gates of dawn” ha qualche influenza dai Beatles più sperimentali e molta originalità, ed è per me un lavoro molto molto buono, luminoso, certamente non un album minore, né dei Pink Floyd e neanche del rock psichedelico. I testi di Barrett sono favolistici/fantascientifici, molto più luminosi dei testi di Waters. In “Astronomy Domine” abbiamo un esempio eclatante di quale pasta fossero  fatti i Pink Floyd, secondo me uno dei loro brani migliori ed io invidio chiunque abbia sentito questo brano suonato dal vivo. Se siete animati da curiosità verso il rock psichedelico questo è un album che dovete ascoltare.

I miei pezzi preferiti: Astronomy domine, Flaming, Interstellar Overdrive

Le mie note: Per passare all’ ascolto di musica più astratta questo album è un passaggio obbligato

Il mio voto: 7,5 su 10, come “Rock Bottom”

Sito ufficiale dei Pink Floyd:

www.pinkfloyd.co.uk

(album omonimo)

 

banco_del_mutuo_soccorso.jpg

Banco del mutuo soccorso

Pubblicato nel 1972

 

Etichetta: Ricordi

 

Provenienza: Italia

 

Track List: 1. In volo 2. R.I.P. 3. Il giardino del mago 4. Metamorfosi 5. Traccia

 

L’ album di esordio del “Banco del mutuo soccorso”, musicisti molto talentati un gruppo ampio, forte di ben due tastieristi (i fratelli Nocenzi) ed un cantante dalla voce alta ed imponente, Francesco di Giacomo il “Banco” è una delle quattro punte di diamante del progressive italiano. In questo album di esordio si sente molto l’ influenza dei King Crimson, ma insieme ad un gusto per la musica classica in generale. Devo dire che comunque artisti del livello dei “fantastici 4″ del progressive italiano (gli altri sono “Le Orme”, i “New Trolls” e la “P.F.M”) mettono anche del loro, sono influenzati ma non sono “scimmie”, non copiano pari pari Album molto buono, suonato e cantato molto bene, dai testi medievaleggianti, questo album pur non essendo il miglior album di progressive italiano ne resta pur sempre un ottimo esempio.

 

Il mio pezzo preferito: Metamorfosi

 

Le mie note: Album molto buono sia come musica che come “prog”

 

Il mio voto: 7 su 10

 

Sito ufficiale:

 

www.bancodelmutuosoccorso.it

Uomo di pezza

uomo-di-pezza.gif

Le Orme

Pubblicato nel 1972

 

Etichetta: Philips

 

Provenienza: Italia

 

Track List: 1. Una dolcezza nuova 2. Gioco di bimba 3. La porta chiusa 4. Breve immagine 5. Figure di cartone 6. Aspettando l’ alba 7. Alienazione

 

“Uomo di pezza” è praticamente uno dei miei primi ricordi musicali. Mio zio è un grande appassionato delle Orme, ed io mi sono ascoltato molte cassette di questi artisti su un’ autoradio. Le Orme, veneziani, formatisi nel 1966 (quando sono nato io :D ) sono un gruppo che gravita intorno a una grande tastiera (Toni Pagliuca), affiatati (ormai suonano insieme da una quarantina d’ anni, e sono ancora in attività), con la voce di Aldo Tagliapietra molto intonata, ma con una timbrica piuttosto debole. Un’ altra debolezza (secondo me, non vi arrabbiate eh), è la mancanza di un grande chitarrista ma veniamo alla forza di questa band: sono molto pittorici sia nei testi che nella musica, creano delle atmosfere incredibili, ed in più suonano un progressive purissimo, da manuale. Il “concept” di “Uomo di pezza” ruota intorno alla follia di una donna, trattata però con molta poesia, come una persona che vive il suo proprio sogno, ed io una cosa come questa la trovo molto bella, io invidio e ammiro nello stesso tempo qualsiasi persona stia vivendo il suo sogno, in qualsiasi modo lo viva.

 

I miei pezzi preferiti: Una dolcezza nuova, Aspettando l’ alba

 

Le mie note: Non sono tecnicamente esagerati ma hanno una capacità evocativa rara

 

Il mio voto: 7,5 su 10

 

Sito ufficiale:

 

www.le-orme.com

Rimini

 

rimini.jpg

Fabrizio de André

Pubblicato nel 1978

 

Etichetta: Ricordi

 

Provenienza: Italia

 

Track List: 1. Rimini 2. Volta la carta 3. Coda di lupo 4. Andrea 5. Tema di Rimini 6. Avventura a Durango 7. Sally 8. Zirichiltaggia 9. Parlando del naufragio della London Valour 10. Folaghe

 

Rimini è uno degli album più criptici di Fabrizio de André. Nei lavori precedenti le metafore ed il concetto delle canzoni mi sono molto più chiare, Rimini invece richiede un ascolto molto più attento e una curiosità più grande per quelli che sono stati gli eventi che sono successi in Italia negli anni 1968-1977, la canzone in questione è “Coda di lupo” e narra della contestazione e della sconfitta della contestazione stessa con la metafora degli Indiani d’ America, gli sconfitti dalla storia per eccellenza. Apparentemente le tracce dell’ album sono slegate una dall’ altra, non mi sembra di vedere nessun “concept” alla base di Rimini. Le musiche sono più curate del solito, a me “Rimini” musicalmente è uno dei lavori di Fabrizio de André che piace di più, e i cui testi mi intrigano molto. In “Rimini” c’è anche una “cover” di Bob Dylan (Avventura a Durango), molto bene realizzata, una canzone in sardo dai tempi molto serrati e due brevi brani strumentali.

 

I miei pezzi preferiti: Sally, Volta la carta

 

Le mie note: Un bell’ album sia per musica che per scrittura

 

Il mio voto: 7,5 su 10

 

Sito ufficiale della “Fondazione de André”

www.fondazionedeandre.it

 

Armentos- Midsummer night in Sardinia

 

armentos.jpg

Andrea Parodi e Al di Meola

Album live (festival “Rocce Rosse Blues” agosto 2004)

 

 

Pubblicato nel 2005

 

Etichetta: Rai Trade/Helikonia

 

 

Provenienza: Italia, Stati Uniti

 

Track List: 1. Amargura 2. Deo To Gheria Maria 3. Efix 4. Umbras 5. No Potho Riposare 6. Creation 7. La Maza 8. Armentos 9. Astrolicamus 10. A Foua

 

“Armentos” è un album di cui scrivo per celebrare Andrea Parodi, voce dei Tazenda e solista di qualità, morto il 17 ottobre, notizia appresa da un blogger. Ascoltare la musica di Andrea, come di qualsiasi artista che viene a mancare, letteralmente, è per me il miglior modo di ricordarlo. Una collaborazione con Al Di Meola, ed un album musicalmente prezioso. La voce di Andrea Parodi, la chitarra di Al di Meola e i musicisti sul palco che hanno dato il meglio di loro, la musica è una fusione di musica mediterranea e jazz, la versione di “the sound of silence” (Deo to gheria Maria) è bellissima, Al Di Meola oltre alla tecnica ha anche un feeling eccezzionale, tutto il gruppo dei musicisti è di una classe rara, roba che alla radio non sentiremo mai, se non alle 4 di mattina. Armentos è un ottimo disco, con un rapporto qualità-prezzo (7 euri e 90 in un giornale, INDIE- La musica indipendente, dic. 2005) che realmente intristisce.

 

I miei pezzi preferiti: No potho riposare, Armentos, Armagura, tutto il disco è di classe.

 

Le mie note: Un artista non muore, smette soltanto di respirare. Ciao Andrea…

 

 

Il mio voto:8,5 su 10, voto che avrei dato a prescindere

sito ufficiale:

 

www.andreaparodi.it

 

 

 

 

 

 

Ladies of the canyon

 

 ladiesofthecanyon.jpg

Joni Mitchell

 

Pubblicato nel 1970

 

Etichetta: Reprise

 

Provenienza: Canada

 

Track list: 1. Morning Morgantown 2. For free 3. Conversation 4. Ladies of the canyon 5. Willy 6. The arrangement 7. Rainy night house 8. The priest 9. Blue boy 10. Big yellow taxi 11. Woodstock 12. Circle Game

 

“Ladies of the canyon” è un album, per quelli che sono i miei gusti, stupendo. L’ album più bello di Joni Mitchell, il capolavoro del cantautorato femminile ed uno degli album che amo di più. Testi, musica e voce di una bellezza straziante.

Sempre parlando dei miei gusti, io amo (AMO) il cantautorato in generale, la voce femminile e la chitarra acustica. Vado in ordine: i testi sono introspettivi e profondi, la voce di Joni Mitchell è nello stesso tempo squillante e con una timbrica profonda, di grande sentimento, le accordature che usa Joni non sono accordature standard, e vengono usate con sapienza e gusto sia per la musica che per l’ espressività del brano. Un capolavoro della musica al femminile, un capolavoro della musica moderna e qualcosa che mi fa venire i brividi ogni volta che lo sento.

 

I  miei pezzi preferiti: Morning Morgantown, For free, Ladies of the canyon, Rainy night house, The priest, Big yellow taxi, Circle game, Woodstock, le altre.

 

Le mie note: nessuna, ho già detto tutto

 

Il mio voto: 9 su 10

 

sito ufficiale di Joni Mitchell:

 

www.jonimitchell.com

Friday night in San Francisco

 

friday_night_in_san_francisco.jpg

Al Di Meola, John McLaughlin, Paco De Lucia

 

Registrato il 5 dicembre 1980 al Warfield Theatre, San Francisco

 

Pubblicato nel 1981

 

Etichetta: Philips

 

Provenienza: Stati Uniti, Spagna

 

Track List:1. Mediterranean Sundance/Rio Ancho 2. Short tales of the Black Forest 3. Frevo Rasgado 4. Fantasia Suite 5. Guardian Angel

 

“Friday night in San Francisco” è un album di virtuosismo chitarristico puro. Al Di Meola, John Mc Laughlin e Paco De Lucia tecnicamente hanno tutto: velocità,  destrezza, ritmo  e molta leziosità. “Friday night in San Francisco” più che un album di musica è un esercizio stilistico, questi tre signori mostrano al pubblico cosa si può fare con tre chitarre, effettivamente riempiono il palco, non sono in competizione fra loro ma sono esageratamente bravi, e vogliono più stupire che suonare, e dal punto di vista  puramente musicale questo album un pò ne ha risentito. Comunque il mio giudizio è tutto sommato positivo, nella musica c’ è bisogno anche di questo genere, io non sono personalmente contrario al virtuosismo, sono contento che questo album esista, e sono contento di averne una copia

 

Il mio pezzo preferito: Mediterranean Sundance

 

Le mie note: questa non è una polemica con Mik, sono solo le mie opinioni personali :) avrei scritto di loro ugualmente, volevo scrivere di loro

 

Il mio voto: 7 su 10

 

un sito sulla chitarra, pieno di roba:

www.guitarists.net

 

Kenso III

kensoiii.jpg

Kenso

Pubblicato nel 1985

Etichetta: King Record Company LTD

Provenienza: Giappone

Track List: 1. Sacred Dream I 2. Power Of The Glory 3. The Breeze Whispered Through My Mind 4. Far East Celebration 5. La Liberte De L’Esprit (The Liberty Of Spirit) 6. Pattern Of The Groovy 7. Turn To Solution 8. Nostalgia 9. Sacred Dream II 10 Beginnings 11. UMI

I Kenso sono stati una sorpresa molto piacevole per me. Da quando ascolto la musica progressive (la prima volta è stato a 14 anni, a casa di un amico abbiamo ascoltato “the lamb lies down on Broadway”, un disco di suo fratello maggiore) sono sempre stato molto curioso verso gli artisti che non conosco, ed a volte piacevolmente sorpreso. “Kenso III” è il primo album e l’ unico che finora ho ascoltato di una band progressive giapponese (per essere sincero l’ unico musicista giapponese che conoscevo era R. Sakamoto). Devo dire che sono dei grandi questi Kenso, tecnicamente bravi senza essere “circensi” hanno mescolato l’ armonia asiatica, appena accennata, con il jazz rock, ed hanno fatto un lavoro estremamente gradevole. “Kenso III” potrei dire che è un lavoro della PFM giapponese, sono musicisti amalgamati benissimo, e “Kenso III” è un album di progressive puro, con influenze classiche e folk asiatiche. Ottima sorpresa, per orecchie viziate :D

I miei pezzi preferiti:Far east celebration, Nostalgia, tutto l’ album è raffinato e godibile

Le mie note: Questi Kenso sono un gruppo da conoscere e seguire meglio

Il mio voto: 7,5 su 10

Uno dei più bei siti prog del mondo:

www.progarchives.com

 

Spleen and Ideal

 

spleenandideal.jpg

Dead Can Dance

Pubblicato nel 1985

Etichetta: 4AD

Provenienza: Gran Bretagna/Australia

Track List: 1. De Profundis – Out of the Depths of Sorrow 2. Ascension 3. Circumradiant Dawn 4. The Cardinal Sin 5. Mesmerism 6. Enigma of the Absolute 7. Advent 8. Avatar 9. Indoctrination – A Design for Living

“Spleen and Ideal” è il secondo album dei Dead Can Dance. I Dead Can Dance sono forse la migliore band dell’ etichetta inglese, “Spleen and Ideal” secondo me è il loro lavoro migliore. Nel primo loro album emulavano in qualche modo i Joy Division, ma in “Spleen and Ideal” trascendono il dark, componendo una musica così scura come non ho mai sentito in nessun altro gruppo. “Spleen and Ideal” è di influenza gotica, classicheggiante, le sue atmosfere evocano castelli diroccati, notti di luna piena parzialmente nuvolose e streghe che volano sulle scope, provare per credere. La band è così composta: Lisa Gerrard, australiana, di scuola classica, cantante di una potenza vocale straordinaria e di una fantasia perversa; Brendan Perry, inglese, polistrumentista, di scuola punk, voce straordinaria pure lui, un pò meno di Lisa, fantasia perversa, si sono mescolati insieme ed hanno dato vita ad un gruppo che lotta alla pari con la musica classica più “nera”, tutti e due sperimentatori e con grande gusto musicale. Per me è un vero peccato che questi due non si sono sposati, mi sarebbe piaciuto ascoltare la musica che avrebbe fatto suo figlio.

I miei pezzi preferiti: De profundis, Enigma of the absolute

Le mie note: Album veramente dark ma un gruppo che si chiama Dead Can Dance non ti puoi aspettare niente di meno. Bellissimo

Il mio voto 8,5 su 10

Sito ufficiale:

www.deadcandance.com

 

Suzanne Vega (album omonimo)

 

suzannevega.jpg

 

Pubblicato nel 1985

Etichetta A&M

Provenienza: Stati Uniti

Track List: 1. Cracking 2. Freeze Tag 3. Marlene on the Wall 4. Small Blue Thing 5. Straight Lines 6. Undertow 7. Some Journey 8. The Queen and the Soldier 9. Knight Moves 10. Neighborhood Girls

L’ album di esordio di Suzanne Vega. Album molto buono, un folk notturno e testi molto introspettivi. La voce di Suzanne Vega è riconoscibile dalla prima volta che la senti, in una tonalità piuttosto bassa, sussurrata e poco potente ma molto espressiva. Questo secondo me è il suo secondo lavoro migliore per qualità. Pur non essendo originalissimo (infatti Suzanne Vega ricorda una Joni Mitchell in minore in questo album) resta pur sempre un lavoro di qualità, lei suona la chitarra piacevolmente bene, i testi sono belli senza nessuna riserva, la sua voce è una che io ascolto con piacere e questo album è un album bello, anche se non è un capolavoro. Suzanne Vega non è allegra nel suo primo disco (fondamentalmente non è allegra mai), ma molto equilibrata e nel suo primo album canzoni brutte non ce ne sono, al contrario, tutte le canzoni sono piuttosto belle, una molto bella (Small Blue Thing). Consigliato :)

I miei pezzi preferiti: Small blue thing, Marlene on the wall

Le mie note: Un buon album, molto gradevole all’ orecchio

Il mio voto: 7 su 10

Sito ufficiale:

www.suzannevega.com

Leggi anche (se vuoi :D )

Suzanne Vega, Solitude standing

 

Pagina Successiva »