Buon Natale e Felce Anno Nuovo a Tutti Voi
dicembre 24, 2007
dicembre 4, 2007
Quella Vecchia Locanda, album omonimo
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Quella Vecchia Locanda
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Pubblicato nel 1972
Etichetta: Help, Vinyl Magic
Provenienza: Italia
tracklist:
1. Prologo 2. Un villaggio, un’illusione 3. Realtà 4. Immagini sfocate 5. Il cieco 6. Dialogo 7. Verso la locanda 8. Sogno, risveglio e…
Questa band potrebbe benissimo essere l’ emblema di molto prograssive italiano: Registrano questo album per un’ etichetta minore, controllata dalla RCA, sono giovanissimi e molto bravi. Il genere è il Progressive Sinfonico di cui Quella Vecchia Locanda avrebbe avuto il potenziale di diventare una band di riferimento ma purtroppo si sono sciolti dopo l’ uscita del loro secondo album. A volte penso a delle band inglesi, che hanno iniziato anche loro a suonare con le pezze al culo, ma forse per un appoggio mediatico migliore ed ad un carattere differente da noi sono riusciti a durare negli anni, pur facendo uscire a volte dei dischi non bellissimi. Peccato
Veniamo al disco: Io credo che Quella Vecchia Locanda sia una band formata da studenti di conservatorio, se dovessi fare un paragone a chi somigliano direi ai Jethro Tull, ma con un piglio molto più di musica classica. Nella loro musica il flauto è tenuto in un ruolo di primo piano, insieme al violino. I testi di Quella Vecchia Locanda sono intonati a quello che è il Prog Sinfonico: educati e ricercati. Da quello che ho scritto direste che Quella Vecchia Locanda faccia un prog “da abbiocco” ma quando vanno a suonare passaggi più moderni arzilli e rockeggianti lo fanno con la stessa capacità tecnica sfoggiata nei passaggi più classicheggianti. Quindi il loro sound è a tutto campo, molto completi, penso che se fossero nati in Inghilterra sarebbero stati come quella band famosa che da quando è andato via Stefano Acchetti ha smesso si ( secondo me, figlioli
) di fare uscire dei dischi alle mie orecchie interessanti, ma non ha smesso di far uscire dischi. In pochissime parole Quella Vecchia Locanda sono stati un’ occasione perduta per il Prog Italico.
Il mio voto: 7,8 su 10
Il mio pezzo preferito: “Sogno, risveglio e…” riassume il loro modo di fare musica
novembre 27, 2007
Dolce Acqua, Delirium
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Pubblicato nel 1971
Etichetta: Fonit Cetra
Provenienza: Italia
tracklist:
1. Preludio (Paura), 2. Movimento I (Egoismo), 3. Movimento II (Dubbio), 4. To Satchmo, Bird and Other Unforgettable Friends (Dolore), 5. Sequenza I e II (Ipocrisia – Verità), 6. Johnnie Sayre (Il perdono), 7. Favola o storia del Lago di Kriss (Libertà), 8. Dolce acqua (Speranza), 9. Jesahel
Dolce Acqua è il disco di esordio di Ivano Fossati oltre che quello dei Delirium. Dolce Acqua è un buon disco, non si può dire che sia il migliore dell’ epoca comunque è di buon ascolto, un progressive tranquillo, un’ atmosfera un pò “Jazzy”, con qualche rimando ai Jethro Tull più melodici. Una picola parentesi off topic che non mi stanco mai di ripetere: Il Progressive italiano è un genere musicale che ha una sua personalità, i musicisti progressive italiani non erano e non sono dei copioni, a parte la perizia tecnica ci mettono molto del loro, ed il progressive italiano è riconosciuto ed apprezzato ovunque, un genere musicale che abbiamo esportato in tutto il mondo, che ha un suo seguito ancora oggi a una trentina d’ anni dalla sua scomparsa dalle classifiche. Chiusa la parentesi off-topic. Secondo me Jesahel, il pezzo più conosciuto non solo di Dolce Acqua, ma dei Delirium è l’unico pezzo brutto del disco. Anche il look di Ivano Fossati agli esordi è qualcosa di veramente buffo, credo che quando si rivede fa ridere anche lui.
il mio voto: 6,8 su 10
I miei pezzi preferiti: To Satchmo, Bird and Other Unforgettable Friends (Dolore), Dolce Acqua (Speranza), ma tranne che “Jesahel” ed anche “Favola o Storia del Lago di Kriss” che mi piacciono poco posso dire che Dolce Acqua è un buon album, non che mi fa fare i salti per l’ aria dalla bellezza ma suonato bene, amalgamato e con dei testi carini.
sito ufficiale dei Delirium: www.idelirium.it
settembre 17, 2007
Bay of Kings, Steve Hackett
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Bay of Kings
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Steve Hackett
Pubblicato nel 1983
Etichetta: Chrysalis
Provenienza: Gran Bretagna
Track List: 1. Bay of Kings 2. The journey 3 .Kim 4. Marigold 5. St. Elmo’s Fire 6. Petropolis 7. Second chance 8. Cast adrift 9. Horizons 10. Black light 11. The barren land 12. Calmaria
Bay of Kings è principalmente un disco di chitarra classica, completamente strumentale la presenza degli altri strumenti (flauto, con il fratello John e tastiere con Nick Magnus) restano di uso marginale, con una copertina bellissima (disegnata da sua moglie, Kim Poor). Bay of Kings non mostra traccia dello Steve Hackett chitarrista rock. Comunque del progressive resta la sperimentazione sul suono, a volte riuscita (come in “Marigold”, chitarra acustica sola, “effettata” come una chitarra a 12 corde, unico brano “gioioso” del disco) ed a volte no (“Horizons” suonata con la chitarra elettrica secondo me è il pezzo più brutto di tutto il disco) Gli altri pezzi vanno dal dolce al “dark”, ma tutto Bay of Kings resta un disco calmo, molto “classico” , molto “armonico”.
L’ unico difetto che oso trovare in Bay of Kings è che Steve Hackett ha osato poco, rispetto a quello che ci ha fatto sentire anche con i Genesis ma ha l’ eclettismo di uno strumentista che può suonare praticamente tutti i generi che vuole, ed a parte l’ unico neo di “Horizons” è quasi sempre un bel disco, a tratti anche emozionante. Un ascolto consigliato
I miei pezzi preferiti: Bay of Kings, Marigold
Il mio voto: 7,5 su 10
La pagina di un fan italiano, se volete provare a suonare ci sono anche le tablature per chitarra:
http://digilander.libero.it/hackettsteve/
Video di Horizons
Credit grafico: http://www.planetmellotron.com/
settembre 14, 2007
Io sono nato libero, Banco del Mutuo Soccorso
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Io sono nato libero

Banco del Mutuo Soccorso
Pubblicato nel 1973
Etichetta: Ricordi
Provenienza: Italia
Track List: 1. Canto nomade di un prigioniero politico 2. Non mi rompete 3. La città sottile 4. Dopo….. niente è più lo stesso 5. Traccia II
“Io sono nato libero” è il terzo album del Banco del Mutuo Soccorso, che insieme a “Darwin” divide il mio cuore. Si può dire che con “Darwin” divide il Concept solido (anche se quello di Darwin secondo me è superiore, meno “trito), la grande musicalità (forse migliore di quella di Darwin) e se Dio vuole una registrazione come si deve. Anche per quanto riguarda la poesia lo trovo un album scritto benissimo.
Concept album politico, testi di grande poesia e musica di grandissimo pregio e maturità, uscito in un anno magico per la musica moderna. Quanti dischi belli sono usciti in quell’ anno, in Italia e nel mondo, il progressive allora era al suo massimo splendore (che dire poi dei cantautori?)…… mi quasi commuovo. Ritorniamo al Banco. In questo album abbiamo l’ ingresso nel Banco di Rodolfo Maltese, polistrumentista e chitarrista sopraffino, anche se in “Io sono nato libero” è creditato solo come “turnista” in questo album ha dato un tocco ulteriore di qualità musicale. Un disco emozionante
I miei pezzi preferiti: Non mi rompete, Traccia II (ottimo strumentale)
Il mio voto 8 su 10
Il Banco su MySpace: profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=78406286
Leggi anche (se ti va):
Darwin, Banco del Mutuo Soccorso
Banco del Mutuo Soccorso (album omonimo)
settembre 7, 2007
Zarathustra
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Museo Rosenbach
pubblicato nel 1973
Etichetta: Ricordi
Provenienza: Italia
track list: 1. Zarathustra (I. L’ultimo uomo II. Il re di ieri III. Al di la del bene e del male IV. Superuomo V. Il tempio delle clessidre) 2. Degli uomini 3. Della natura 4. Dell’eterno ritorno
Il Museo Rosenbach è uno dei gruppi italiani dal destino più ingrato. A causa del titolo “Zarathustra”, del nome “Rosenbach” ed ancora di più per l’artwork della copertina dell’ album, che comprendeva fra il suo collage anche il busto di Mussolini, per quanto siano stati accolti favorevolmente dalla critica non lo sono stati dal pubblico, bollati come fascisti, quindi si sono sciolti dopo il primo album, per ricomporsi soltanto una trentina di anni dopo.
Da parte mia, che sono di sinistra e non me ne vergogno, uno può (anzi, deve) essere di destra e non vergognarsene, in “Zarathustra” questa apologia di reato non l’ ho percepita ( il “Concerto delle menti” dei Pholas Dactylus mi sembra molto più criptonazista di “Zarathustra”, ed una apologia di reato l’ ho percepita fortemente in “Storia di un impiegato” di Fabrizio de André)
Veniamo al disco in questione: il Museo Rosenbach è un gruppo progressive ma con un “piglio” hard-rock accentuato, una voce grintosa ed una batteria trascinante, “Zarathustra” ha molti cambi di tempo, dall’ onirico al molto mosso, e specialmente nelle parti musicali più tirate per me sembra dare il meglio, il “concept” mi sembra fra i più solidi e coerenti, la struttura stessa dell’ album sembra quella della classica sinfonia, infatti l’ unico appunto che faccio a questo disco (un onesto parere) è che sarebbe stata veramente una sinfonia rock in quattro movimenti se avessero fatto un album doppio, con un brano per ogni facciata, non mi pare che gli sarebbe mancato il materiale o la capacità tecnica.
I miei pezzi preferiti: “Il re di ieri” per la parte tranquilla “Della natura” nell’ insieme ma essendo “Zarathustra” un concept-album va ascoltato tutto. Bel disco davvero
il mio voto: 8 su 10
Sito ufficiale del Museo Rosenbach, da cui potrete ascoltare qualche frammento: www.museo.it
credit grafico: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=5328
Video de “Il tempio delle clessidre“
settembre 6, 2007
Premetto che non mi piace fare lo sciacallo, non mi piace per niente, ma da musicofilo quale sono devo fare anche io le condoglianze alla musica per la scomparsa di una delle voci più belle che io abbia mai sentito, pur non essendo un conoscitore di musica lirica
Addio Maestro
settembre 5, 2007
Principe di un giorno
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Celeste
Pubblicato nel 1976
Etichetta: Grog
Provenienza: Italia
Track List: 1. Principe di un giorno 2. Favole antiche 3. Eftus 4. Giochi nella notte 5. La grande isola 6. La danza del fato 7. L’imbroglio
“Principe di un giorno” è il primo dei tre album dei Celeste. Questo album è stato composto nel 1973, registrato nel 1974 e pubblicato nel 1976 ( gli altri due hanno avuto peripezie pressochè identiche).
Album dal sound molto delicato, non ci sono mai “tirate” strumentali dall’ inizio alla fine del disco, un’ atmosfera tranquilla che se non fosse per la presenza del mellotron (suonato benissimo tra le altre cose) ricorda sia nella lirica che nell’ impostazione musicale Angelo Branduardi, oppure i King Crimson e la PFM nelle loro performance più morbide, questo orientativamente perchè i Celeste hanno una loro identità ed un loro gusto, non si può dire che siano “cloni”. Un’ altra cosa che impressiona favorevolmente è la sezione fiati (flauti più che altro, ma anche sax soprano) molto curata ed importante in questo album. Da parte mia è un ascolto molto gradevole, quando uno ha voglia di rilassarsi, di guardare la pioggia dalla finestra, di non fare niente in particolare, ugualmente piacevole sia nell’ ascolto distratto che nell’ ascolto attento.
“Principe di un giorno” è un (altro) album italiano caduto nel dimenticatoio, e colgo inoltre l’ occasione per ricordare che uno dei membri dei Celeste (Ciro Perrino) è co-fondatore della Mellow Records, etichetta “prog” con un ottimo catalogo sia per le ripubblicazioni (sono quelli che hanno ripubblicato “Le stelle di Mario Schifano”, uno dei dischi più rari e costosi che sono usciti in Italia ) che per i nuovi gruppi.
I miei pezzi preferiti : Principe di un giorno, La danza del fato, comunque mi piace tutto l’ album
Il mio voto: 7,4 su 10
Le mie note: Ripubblicato dalla Vynil Magic
credit grafico: www.progarchives.com (da questo link potrete anche ascoltare “Principe di un giorno”)
agosto 24, 2007
Saluti a tutti, non rispondo ai commenti perche` sto` scroccando a casa di un vicino.
con la scusa delle ferie mi sono ascoltato un sacco di roba (prog italico) che non vedo l` ora di condividere con voi
Saluti dalla Romania e a presto
Alessandro
luglio 23, 2007
The geese and the ghost, Anthony Phillips
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The geese and the ghost
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Anthony Phillips
Pubblicato nel 1977
Etichetta: Hit&Run
Provenienza: Gran Bretagna
Track List: 1. Wind-Tales 2. Which way the wind blows 3. Henry; portraits from Tudor times (I. Fanfare II. Lute’s chorus III. Misty battlements IV. Henry goes to war V. Death of a knight VI. Triumphant return) 4. God if I saw her now 5. Chinese mushroom cloud 6. The geese and the ghost (partI, part II) 7. Collections 8. Sleepfall: the geese fly west
Parlare di “The geese and the ghost” e di Anthony Phillips per me è un atto dovuto, visto che ho citato questo album più volte. “The geese and the ghost” esce nel 1977, primo album pubblicato dall’ etichetta Hit&Run, che verrà assorbita dalla “Charisma” poco dopo, in un periodo in cui l’ interesse per il progressive rock va diminuendo.
Questo album è un album dei Genesis mancato, infatti fra i crediti troviamo la partecipazione (attivissima) di Mike Rutherford, suo partner musicale con i Genesis ed ancora prima, di cui i loro duetti di chitarre a 12 corde in Trespass sono amati dai progressofili sinfonici, abbiamo Phil Collins alla voce in “Which way the wind blows” ed in “God if I saw her now” insieme a Viv McAuliffe (che anche se non ha una voce bella come Sandy Denny o Enya ha una timbrica folk molto appropriata a quella canzone), abbiamo anche John Hackett, fratello di Steve, ai flauti.
“The geese and the ghost” è forse l’ album più barocco fra il progressive sinfonico, abbiamo infatti ben 2 suites, ricco di intrecci di note, praticamente un lavoro di intarsio o di gioielleria, musicalmente secondo me trasuda buon gusto musicale da tutti i pori, anche se tecnicamente “frettoloso” per quanto riguarda il mixaggio. Un’ altra cosa che viene detta da molti è che ritmicamente manca di consistenza, ma secondo me, vista la natura eterea di questo lavoro la parte ritmica non è fondamentale, io personalmente di questo “corpo” in questo disco non ne sento la mancanza
Che dire poi di Anthony? Polistrumentista valente, in questo album suona letteralmente una “cofana” di strumenti, stressato dal palcoscenico ma molto prolifico in studio, sia nelle sue produzioni che nelle collaborazioni, musicalmente parte dal progressive per toccare poi anche ambient e new age, registrando lavori poco conosciuti ma di grande qualità, personalmente io lo trovo una figura di riferimento sia dal punto di vista musicale che da quello umano, e parlare di questo suo primo album, un lavoro misconosciuto ma per chi ama il progressive sinfonico fondamentale.
I miei pezzi preferiti: Which way the wind blows come canzone, The geese and the ghost come brano strumentale, comunque questo è un disco che io amo
Il mio voto: 9 su 10 (8,5 per il disco e 0,5 per l’ amore)
Le mie note: nella versione su CD è presente una bonus track, Master of Time, con la voce mixata pessimamente. Dovrebbe essere uscita una ripubblicazione di “the geese and the ghost” su doppio Cd, uno con l’ album originale ed una con materiale inedito o usato poco
Sito ufficiale di Anthony Phillips: www.anthonyphillips.co.uk
credit grafico: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Geese_and_the_Ghost
Non lo conosco ma gli voglio bene




